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IL MANIFESTO

Fiducia e nuove risorse per la crescita del Terzo Settore

Manifesto di ACRI, Assifero, Fondazione Cariplo, Compagnia di San Paolo, Fondazione Cassa di Risparmio Padova e Rovigo, Fondazione con il Sud, Alleanza delle Cooperative Italiane, Forum del Terzo Settore, Banca Prossima.

Nonprofit: un patrimonio italiano

Dal 2001 il Terzo Settore è cresciuto del 28% in Organizzazioni e del 39% in occupati. Ogni giorno 4.5 milioni di volontari e 1 milione di lavoratori all’interno di 300.000 libere Organizzazioni offrono servizi essenziali a più di 30 milioni di cittadini. Senza il nonprofit l’Italia non vive.

Resistendo alla crisi come stanno facendo, le donne e gli uomini del nonprofit dimostrano a tutti noi che un’altra economia, basata non sul profitto ma sulla partecipazione e sulla produzione di bene comune, è possibile e reale.

L’economia sociale e solidale rappresenta ormai un’opportunità lavorativa per molti italiani: giovani, donne, in tutta Italia e soprattutto al Sud. Ne sono un esempio le coop sociali, che dal 2011 hanno creato 20.000 nuovi posti di lavoro.





Un appello aperto
per guardare oltre la crisi


Nuove risorse finanziarie

Come soggetti di rappresentanza e di rete, di erogazione, di finanza bancaria, noi sappiamo che una premessa necessaria allo sviluppo è la disponibilità di strumenti finanziari moderni, di adeguate dimensioni, efficaci e in sinergia fra loro. Il nostro lavoro ci dimostra che si può mettere il terzo settore in condizioni di sviluppare le sue enormi potenzialità, nello spazio aperto dall’evoluzione del welfare italiano. Gli strumenti sono molteplici: la riduzione del rischio attraverso schemi di garanzia, l’erogazione in cofinanziamento, l’attrazione di filantropia privata, il prestito basato su criteri diversi di valutazione il crowdfunding (dono e prestito da privati) le obbligazioni sociali.

Il ruolo della pubblica amministrazione

Tutte queste forme di intervento rappresentano anche una piattaforma che aiuta le Pubbliche Amministrazioni italiane a orientarsi, indirizzando in modo più selettivo e sostenibile la spesa. Spesa che una volta per tutte sarà necessario definire investimento sociale, abbandonando una visione che può solo portare a tagli progressivi.

Fiducia

Come in tutte le attività imprenditoriali una stagnazione prolungata, se non contrastata efficacemente, aziona una spirale che soffoca la vitalità del sistema, la sua competitività e la sua sostenibilità.
Il pericolo che il nonprofit italiano entri in una crisi di fiducia e di progettualità è concreto: il nuovo modello di welfare che il Paese deve darsi ne riceverebbe un colpo gravissimo.

Uno sguardo in avanti

Oggi, però, non tutti gli elementi giocano a sfavore. Con l’impulso dell’Europa, la Pubblica Amministrazione italiana si è data regole serie di pagamento, e questo (nonostante i giusti interrogativi sui tempi di recupero dei 10 miliardi di arretrati verso il nonprofit) è un passo avanti importantissimo: può cominciare finalmente una nuova fase, in cui il terzo settore si liberi dall’ossessione della sopravvivenza e progetti il proprio futuro.

Una ricetta per il nonprofit

Rafforzare la consistenza patrimoniale, creare efficienza attraverso una crescita dimensionale per aggregazione, formare centrali di acquisto per condividere il valore e ridurre gli sprechi, spingersi su terreni di interesse collettivo nuovi, investire in un management sempre più adeguato, internazionalizzarsi laddove opportuno, lanciare seri programmi di rete con e verso l’UE, ripensare senso e tecniche della raccolta fondi. Tutto questo è la frontiera, e richiede investimenti e un uso strategico di tutte le risorse disponibili.
La sfida riguarda tanto la cooperazione sociale quanto le altre forme del nonprofit, poiché anche associazioni e fondazioni hanno dimostrato di saper utilizzare non solo le erogazioni ma il credito, sia bancario che “comunitario”, nella nuova forma del crowdfunding con garanzia di restituzione al cittadino.

Un programma di lavoro aperto

Chi come noi -da punti di vista diversi- ha un ruolo nella crescita del terzo settore, sente la responsabilità di coordinare gli sforzi e di mettersi a disposizione di un disegno strategico condiviso. Di qui l’appello al confronto e alla progettazione che lanciamo attraverso questo documento, aperto alle adesioni di tutti coloro che lo condividono.
Vogliamo far incontrare le migliori idee e tutti gli strumenti di supporto disponibili, attraverso una serie di incontri di progettazione condivisa sul territorio, che avvieremo già dai prossimi giorni.

È il momento di concentrare gli sforzi e la volontà di tutti per andare oltre la crisi, economica e di fiducia, del Paese.